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Gli over 50 e l’etica di Antigone

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Nel Bel Paese (che chiamiamo così tanto per abitudine, visto che ci sarebbe da chiedersi sul serio cosa vi sia rimasto di bello), da qualche giorno a questa parte i cittadini che hanno più di 50 anni sono obbligati per decreto-legge ad esibire il Super Green Pass per accedere ai luoghi di lavoro.

Con quest’ultima imposizione la gestione dell’affaire Covid-19 tocca il suo punto più basso, ovviamente sul piano etico: perché di scientifico la restrizione in parola non ha proprio nulla, considerato che la variante Omicron produce i sintomi di un raffreddore e che gli altri Stati europei stanno progressivamente eliminando obblighi, divieti e restrizioni.

Un illustre filosofo nostrano non ha mancato di ricordarci che l’etica di Socrate imporrebbe ai cittadini di piegare il capo e di “bere la cicuta”, metaforicamente parlando. Del resto, secondo molti, l’inoculo del vaccino costituirebbe un atto d’amore per se stessi e per gli altri: e se in qualche raro caso Tizio, Caio o Sempronio ci rimette le penne, pazienza, lo fa nell’interesse della collettività, con buona pace dei limiti imposti dal rispetto della persona umana dall’art. 32 della Costituzione (divenuto – clinicamente – lettera morta).

Un richiamo, quello all’etica socratica, che fa acqua da tutte le parti, come abbiamo già scritto in passato, e al quale la stragrande maggioranza dei “pericolosissimi untori” over 50 è peraltro rimasta del tutto sorda.

Più che l’etica socratica, la vicenda dell’obbligo vaccinale ci ricorda quella di Antigone, l’eroina tebana che rifiutò di obbedire all’iniquo decreto reale che vietava la sepoltura del fratello Polinice, considerato nemico della patria, e che fu quindi condannata ad essere murata viva in una grotta (proprio come un sorcio!). E quando le profezie di Tiresia, unitamente alle suppliche del Coro, convinceranno il re di Tebe, Creonte, a liberare la poverina, quest’ultima sarà trovata morta, essendosi nel frattempo onorevolmente suicidata.

È sotto gli occhi di tutti, anche al di fuori del Bel Paese, che gli italiani ultracinquantenni che rifiutano di vaccinarsi, disobbedendo così all’iniquo decreto-legge, stanno subendo un destino non dissimile da quello di Antigone, visto che sono condannati a perdere il lavoro e lo stipendio, e quindi a morire letteralmente di fame.

Né mancano quelli che hanno deciso di suicidarsi in modo altrettanto onorevole, magari dandosi alle fiamme come fecero in passato personaggi (da Thich Quang Duc a Jan Palach) oggi considerati icone da quel partito liberista, europeista e globalista che è il massimo responsabile dell’aberrante deriva antidemocratica avviata dalla gestione politica del Covid: i “nazi-arcobaleno”, li chiama un mio amico.

L’unica differenza tra la tragedia di Sofocle (dove Antigone fu “graziata” dal Coro) e la realtà italiana è che contro l’obbligo vaccinale, qui da noi, non vediamo – per il momento – levarsi cori da stadio.

Ma forse perché lo stadio è l’unico luogo che gli italiani aspirano davvero a frequentare senza troppi problemi.