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Primum vivere (deinde philosophari)

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E cioè: la cosa essenziale è vivere (o sopravvivere); poi, se avanza tempo, si può anche fare della filosofia.

Si tratta di una massima aurea fatta propria anche dai medici di una volta, sia pur per ragioni non sempre trasparenti. Massima che, applicata a questi tempi di feticismo vaccinale, potrebbe essere capovolta e applicata nel modo seguente: la cosa essenziale è filosofeggiare per prendere tempo e rimandare la vaccinazione; e, quindi, (cercare di) sopravvivere.

Ovviamente, quanto scritto sopra vale solo per chi ritenga, come il sottoscritto, che i cosiddetti vaccini anti-Covid altro non siano che farmaci sperimentali: ciò che del resto è confermato espressamente dal regolamento dell’Unione europea che ne ha autorizzato, in via temporanea, l’immissione in commercio (con buona pace di alcuni principi generali di bioetica e di biodiritto, come il principio di precauzione, del consenso informato, di beneficenza, di non maleficenza e, soprattutto, del primato dell’uomo sugli interessi della scienza e della società, sancito esplicitamente dall’art. 2 della Convenzione di Oviedo).

In ogni caso stupisce che, proprio nel momento in cui la società civile sta prendendo coscienza e comincia a opporsi alla deriva innescata dalle scelte di un Governo autocratico e insensibile alle richieste dei cittadini, alcune personalità del mondo accademico, della cultura e della politica si defilino, persino pubblicizzando con tanta sommessa rassegnazione il braccio offerto alla siringa.

Dura lex sed lex, sembra essere la giustificazione addotta da queste personalità. Citazione, e ragionamento, che potrei condividere se l’obbligo vaccinale fosse imposto per legge: perché in questo caso avremmo una legge, appunto, con un contenuto ingiusto, che l’etica socratica mi imporrebbe moralmente di rispettare, vaccinandomi (“meglio subire una ingiustizia” prevista da un dettato normativo “che commetterla”, violando quello stesso dettato normativo).

Ma nel nostro caso l’obbligo vaccinale è imposto per decreto-legge, ossia con un atto la cui veste formale lo rende inadatto – per consolidata giurisprudenza costituzionale – ad assolvere il requisito della “riserva di legge”: e, quindi, con uno strumento illegittimo sul piano formale. Chi si vaccina accettando (o facendo finta di accettare) l’ingiustizia sostanziale del provvedimento normativo che impone quell’obbligo, dimentica (o fa finta di dimenticare) che la sua illegittimità formale e costituzionale dovrebbe condurre a legittimare, sul piano morale, proprio la sua disapplicazione.

Insomma: un conto è l’ingiustizia sostanziale, un altro l’illegittimità formale. Se la sentenza di condanna a morte di Socrate fosse stata pronunciata da un tribunale illegittimamente costituito, e non competente a emettere simile pronuncia, ho qualche dubbio che Socrate avrebbe bevuto la cicuta!

Ad abundantiam, va poi ricordato che il decreto-legge in questione individua un termine di pochi mesi entro il quale adempiere all’obbligo vaccinale e, per i casi di inadempimento, stabilisce una sanzione (al momento) del tutto risibile (i famosi 100 euro). In sostanza, è proprio offrendo un commodus discessus, una ritirata comoda, o se preferite un modo per “resistere” fino all’agognata scadenza estiva sostenendo una magra sanzione, che il decreto-legge si auto-qualifica come ben poco cogente sul piano sostanziale e comunque ad tempus. Ergo, perché mai dovrei correre a vaccinarmi?

Non sarà che quelle personalità prima evocate, un tempo avvezze al consenso ossequioso dei media e del pubblico, si siano improvvisamente scocciate di passare per retrogradi, oscurantisti e antiscientisti, in una parola per No-Vax (secondo la diffusa e delirante categorizzazione dialettica)?

Chissà. Quel che è certo è che tutto ciò accade proprio mentre la gente sta rischiando il lavoro, lo stipendio, la dignità e la sopravvivenza cercando di barcamenarsi in un ginepraio di norme, oltreché illegittime, anche incomprensibili e inestricabili: cosa serve per andare dal parrucchiere? il Green Pass base o quello rafforzato? E da lunedì prossimo o dal primo febbraio? Lo stesso Consiglio Nazionale Forense ha dovuto far ricorso a una litote per non mandare il Governo a quel paese, laddove afferma che l’apprezzamento della portata dei provvedimenti in questione comporta una “complessa esegesi di norme che non si lasciano apprezzare per chiarezza e tecnica normativa”. Che è un modo più o meno efficace per dire che non ci si capisce un cazzo.

Ma seppure il disegno governativo è quello di farci letteralmente impazzire, di prenderci per esasperazione (oltreché per paura) mediante elzeviri normativi rispetto ai quali il labirinto del Minotauro appare come una passeggiata al sole, non bisogna dimenticare che tra pochi giorni, con l’acquiescenza o con la complicità della politica e dei nostri parlamentari (oltreché dei presidenti delle regioni), saremo alla vigilia di decisioni che rischiano di stravolgere una volta per tutte l’assetto istituzionale di questo Paese, aprendo la strada a derive ancora più pericolose per la democrazia e per le libertà fondamentali.

Che dite, continuiamo a filosofeggiare o è giunto davvero il momento di fare qualcosa per sopravvivere?