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Vaxbullismo

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“Il vaccino è l’arma più forte, che prevale su ignoranza e pregiudizi”: così tuonavano le più alte cariche dello Stato pochi mesi fa. Peccato che, nel frattempo, il famoso “dovere morale” di vaccinarsi sia diventato il primo veicolo di pregiudizi a danno di chi osa dubitare tanto degli effetti immediati quanto delle conseguenze future del vaccino così osannato.

Infatti, dubitare pubblicamente dei tanti vaccini frettolosamente immessi in commercio, poi tolti, e poi reimmessi, è diventato un vero e proprio rischio per la propria immagine (e non solo).

Per dirla in parole povere, chi è a favore è praticamente un eroe nazionale (e tale si sente), chi tentenna è un traditore della Patria, chi è contro è un vero e proprio nemico pubblico da abbattere.

Eppure, a conti fatti, tanto i sostenitori, quanto i dubbiosi quanto i contrari dispongono delle stesse informazioni, e delle stesse disinformazioni, sugli effetti e le conseguenze del vaccino.

La comunicazione che da dicembre ad oggi ha circondato la campagna vaccinale si è fondata, infatti, più che su un serio e costruttivo dibattito pubblico in merito alle evidenze scientifiche disponibili, sulla costruzione della nuova figura del guerriero che combatte a colpi di inoculazioni, che riceve una spilla al merito con su scritto “io sono vaccinato” e che, dopo il beau geste, può finalmente riposarsi e pubblicare la foto del proprio cerotto su ogni social network.

Opposto al guerriero bello e buono, di memoria classica, chi dubita o rifiuta il vaccino è bollato alla stregua di un egoista guidato da stati emotivi alterati, oltreché da infondati (pre)giudizi probabilistici.

Dei pazzi egoisti, in pratica, quelli che osano richiedere uno scampolo di evidenza scientifica, uno straccio di controindicazione, prima di farsi somministrare qualcosa, qualunque cosa; dei pazzi egoisti che se ne fregano del bene comune e della sorte delle generazioni future.

Se ci si arma di coraggio e si presenta questo tema a chi ci sta intorno, le risposte sono le più varie: dal classico “vabbè, ma sai quante cose fanno male, ora ti preoccupi del vaccino?”, all’illogico “ti fanno firmare un consenso, quindi loro sanno cosa può succederti”, fino all’infingardo “se proprio vuoi le evidenze scientifiche vattele a cercare”. E quanto la discussione termina (solitamente con una delle parti discretamente alterata) la conclusione è sempre lo stessa: a parità di dati e di informazioni disponibili, una parte è indubbiamente cattiva e l’altra è indubbiamente buona, perché la prima ha la spilla al merito e la seconda no.

Ma non si tratta soltanto di discussioni da bar. Il punto è che dalla spilla siamo arrivati al Pass Vaccinale: e se il Pass non ce l’hai, stai a casa, non vai in vacanza e corri anche il rischio, in prospettiva, di perdere il lavoro.

Così, quando arriva la fatidica comunicazione che ti chiede se vuoi aderire alla campagna vaccinale, inizi inevitabilmente a sudare  freddo, perché “aderisco” significa essere un onesto cittadino che esegue gli ordini senza chiedere spiegazioni, e “non aderisco” significa essere quel pazzo, egoista, negazionista, complottista e anti-scientista che, soprattutto, impedirà al vicino di andare a spendere la tredicesima in vacanza ad Ibiza.

Però, intendiamoci, il vaccino non è mica obbligatorio!