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Un posto al sole

Quando il gioco si fa duro, i duri entrano in gioco.

Con buona pace di John Belushi, la frase potrebbe assurgere a motto di quei professori universitari che, finalmente, a grande richiesta, scendono nell’agone politico italiano promettendo di cambiare il mondo e che, ovviamente, non faranno una beata mazza.

Cosa ci si può aspettare da gente che fino all’altro ieri militava nel PD e si professava europeista? Da gente che ha speso la propria esistenza – proprio in ragione della professione che ha svolto – a non prendere mai posizione e a non pestare mai i piedi agli altri? Da gente che durante il Covid, pur di non passare per negazionista o complottista, avallava il vaccino ed esibiva beatamente il Green Pass?

Da gente che – e questa è l’apoteosi della schifezza, la sintesi della disgrazia, per dirla con Abatantuono – ora ritratta pubblicamente (dio, che pena) quanto detto allora pur di accaparrarsi altre piccole frange del dissenso e sperare di entrare a gamba tesa nella soave fogna della politica italiana.

“Cercava la rivoluzione, trovo l’agiatezza”, sintetizzava Longanesi.

La puzza del dissenso istituzionale si sente fino a qui.