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Tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili

Nel mondo nuovo post-Covid la normalità è sfoggiare il Green Pass per usufruire di servizi già pagati con le tasse, come la sanità o l’istruzione, o semplicemente per entrare al cinema e al ristorante. E’ esibire con orgoglio il nuovo patentino di gradimento sociale, il nuovo indicatore di virtù civili. Ma è anche farsi scorrere addosso il fatto che un Parlamento compiacente autorizzi un Governo d’emergenza a chiedere deleghe in bianco per riformare oggi il fisco, domani chissà.

La nuova normalità, nel mondo nuovo post-Covid, è pagare 30 euro a settimana (di tamponi) per andare a lavorare: per chi, ovviamente, può permetterselo e non vuole piegarsi al ricatto del cosiddetto vaccino, che poi altro non è che un farmaco sperimentale, autorizzato in via sperimentale e provvisoria dall’Unione europea e acquistato dallo Stato con i soldi delle tasse degli italiani (nonostante ciò che dicono i media sulla sua gratuità).

Nel mondo nuovo post-Covid, che è ancora troppo rutilante di luci e colori per assomigliare a quello di Blade Runner (ma è solo questione di tempo), chi vuole continuare a insegnare agli studenti a “pensare contro” deve accettare l’idea di immergersi in un acquario di colleghi muti, ciechi e sordi che sembrano non capire (ma sarà poi vero?) che il Green Pass è solo l’inizio.

L’inizio di una società negoziata, dove ai cittadini verrà imposto (oggi bonariamente, domani chissà) di cedere diritti e libertà fondamentali in cambio della loro accettazione sociale e di una pseudo-normalità. Uno strumento di “inclusione”, o come dicono i più furbi “uno strumento di libertà”, che tra poco getterà la maschera e apparirà per quello che è: uno strumento di censura e di apartheid.

Tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili, scriveva Dino Campana nel 1930. Ma com’è che a un sacco di gente tutta questa storia – come si dice a Roma – “in culo c’entra e in testa no”?

 

 

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