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Non tutti gli Italiani credono nella Provvidenza (e ringraziano Speranza)

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Il 17 marzo 2022, durante l’ennesima mistificazione della realtà servita in conferenza stampa a Palazzo Chigi, l’Uomo della Provvidenza si è preso la libertà di ringraziare Roberto Speranza a nome di tutti gli Italiani per il gravoso e psicologicamente provante compito da lui svolto nell’ambito della gestione ministeriale della pandemia.

La pratica che vede politici e tecnici con incarichi di governo arrogarsi il diritto di farsi portavoce di un presunto comune sentire dei cittadini non è certo una novità, visto che da anni assistiamo in televisione a pietosi teatrini dove deputati, senatori e ministri di turno si riempiono la bocca con espressioni quali: «gli Italiani vogliono» o «gli Italiani credono» o – ma sempre più di rado – «gli Italiani pensano».

Tuttavia, se simili esternazioni in passato suscitavano indifferenza o al massimo ilarità, ora, nel marzo 2022, appaiono intollerabili e grottesche perché pronunciate da un personaggio che non rappresenta in alcun modo gli Italiani, non avendo peraltro mai passato un vaglio elettorale. Né, probabilmente, lo passerebbe, visto l’interesse che gli Italiani ormai dimostrano di avere per le urne: alle Amministrative dell’ottobre 2021 ha votato a Bologna il 51.18 % degli elettori, a Roma il 48.54 %, a Torino il 48.08 %, a Milano il 47.72 % e a Napoli il 47.17 %; mentre alle Suppletive del gennaio 2022 ha votato per il Collegio Lazio 1 appena l’11.33 % degli aventi diritto!

Queste cifre non sembrano confermare la sintonia che il Grande Taumaturgo pretende esserci tra gli Italiani, da una parte, e il Governo e la Politica in generale, dall’altra: a meno che Egli non intenda, per sintonia, quella tra gli Italiani e il cosiddetto vaccino anti-Covid.

Peccato, però, che l’adesione di massa alla campagna vaccinale sia stata estorta con la paura, l’intimidazione e il ricatto. Questo è quanto si evince dal tenore dell’ordinanza con cui, pochi giorni fa, il 14 marzo 2022, il Tribunale di Catania/Sezione Lavoro ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità del Decreto-Legge n. 44/2021, istitutivo dell’obbligo vaccinale per i sanitari. Secondo il Tribunale, infatti, quel Decreto ha creato «un sistema … che, negando in maniera radicale ogni sostegno economico all’operatore sanitario sospeso dal rapporto di lavoro per mancato adempimento dell’obbligo vaccinale …, per fatti peraltro … non censurabili a livello disciplinare …, lo pon(e) di fronte alla prospettiva di non poter assicurare a sé ed alla propria famiglia neppure i mezzi di sostentamento minimi ed indispensabili».

Considerando che successivi Decreti-Legge hanno esteso, con analoghe modalità, l’obbligo vaccinale anche al personale scolastico, universitario e delle forze armate, non è difficile immaginare con quanto entusiasmo la quasi totalità degli appartenenti a queste categorie professionali abbia ceduto al ricatto vaccinale. Né è difficile immaginare perché un’altra cospicua fetta di Italiani si sia sottoposta “volontariamente” al cosiddetto vaccino anti-Covid, visto che, in caso di resistenza, le conseguenze vanno dalla morte sociale al tracollo economico derivante dalla spesa di sottoporsi al tampone ogni 48 ore, anche solo per poter lavorare.

Come hanno folcloristicamente dimostrato gli abitanti del Rione Sanità di Napoli, buona parte degli italiani comincia a non credere più nella Provvidenza: figuriamoci quanti sono quelli che ringrazierebbero Speranza.