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“Non cambierà niente, sarà solo peggio”

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Che è poi, in buona sostanza, il senso del colloquio che si svolge tra il disilluso Principe di Salina, il celebre “Gattopardo” creato da Tomasi di Lampedusa, e l’ottimista cavaliere piemontese Chevalley di Monterzuolo, quando quest’ultimo reca al primo – che, appunto, declina – la proposta di nomina a Senatore del neocostituito Regno d’Italia (mentre la più famosa frase “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” è in realtà pronunciata dal giovane e ambizioso nipote del Principe, Tancredi Falconeri).

Quanto affermato dal Principe di Salina continua a essere di straordinaria attualità, vista la fine che ha fatto il tanto acclamato “governo tecnico di alto profilo” che molti italiani – rintronati dai media – si aspettavano scaturisse, come per magia, dal cranio di un politico navigato quale è il Salvatore della Patria, l’Uomo della Provvidenza, il Deus ex Machina, un po’ come Atena scaturì dal cranio di  Zeus.

E’ vero che il ministero dell’economia – il solo e unico che conti nella prospettiva liberista, europeista e globalista – è stato opportunamente blindato e rimesso, di fatto, alla gestione dello stesso Premier; ma è altrettanto vero che gli altri dicasteri sono finiti in mano ai soliti nani e alle solite ballerine della politica italiana.

E ora che è finito il teatrino della crisi di governo, possiamo anche tornare a preoccuparci per il COVID, di cui, sia detto per inciso, il nuovo Super-Governo ha finora preferito disinteressarsi, lasciando che fosse il suo predecessore ad adottare, nell’ultimo giorno di vita, una nuova ordinanza per la gestione dell’emergenza sanitaria.

Un classico della politica italiana, si sa. Ma in fondo un peccato veniale, se si pensa che il COVID – e questo dobbiamo mettercelo bene in testa – continuerà molto, molto, molto a lungo a tormentare i sogni degli italiani. Con la benedizione dei governi non eletti e di chi si muove dietro di essi.