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Medici contro Facebook, chi vincerà?

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Il direttore della Clinica di malattie infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, ha pubblicato su Facebook una foto che lo ritrae mentre si sottopone al vaccino anti-Covid.

E fin qui tutto bene: ognuno, con Facebook, può fare ciò che vuole, come ha fatto Bassetti e come fanno, purtroppo o per fortuna, milioni di altre persone.

Stupisce, quindi, che il dottor Bassetti accusi “gente ignorante, che non meriterebbe neanche di stare sulle piattaforme social” (perché, dottor Bassetti, lo meritano solo i laureati di stare su Facebook?) di averlo insultato, minacciato e deriso per il suo gesto. Insulti e minacce a parte (rispetto ai quali il nostro dottore potrà sempre esperire i rimedi giudiziari che riterrà più appropriati), andrebbe infatti ricordato che se Bassetti può permettersi di scrivere e pubblicare ciò che vuole su Facebook è perché dal 1948 la Costituzione della Repubblica stabilisce che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” (art. 21). E dicendo “tutti”, la Costituzione fa riferimento, come è ovvio, non solo al dottor Bassetti.

E’ comunque innegabile che, negli ultimi mesi, la Costituzione repubblicana abbia formato oggetto di attacco su più fronti. E’ questo il caso, ad esempio, di quanti affermano che il testo costituzionale non solo possa, ma addirittura debba cedere il passo rispetto alle misure di gestione dell’emergenza Covid.

Affermazioni del genere hanno lo scopo, nemmeno troppo dissimulato, di oscurare il significato e la portata delle garanzie poste dall’art. 32 della Costituzione, secondo cui “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Garanzie concepite per assicurare il primato dell’uomo sugli interessi della scienza e della società, come ha ribadito, più di recente, una famosa convenzione internazionale, la Convenzione di Oviedo sulla biomedicina. Pertanto, se anche un trattamento sanitario fosse imposto per legge dal Parlamento (che, sia detto per inciso, nell’ultimo anno ha dato ben poche prove della sua esistenza), la legge in questione non potrebbe comunque violare i limiti imposti dal rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo (art. 2 della Costituzione), tra cui rientra la libertà di espressione, e della pari dignità sociale senza distinzione di opinioni politiche (art. 3 della Costituzione).

E’ vero che, come è ormai abitudine in Italia, un serio dibattito pubblico sull’obbligatorietà del vaccino è stato aggirato e superato, prima ancora che nascesse, dalla massiccia, univoca, incalzante strategia comunicativa di giornali, tg, pubblicità, salotti televisivi, talk show e chi più ne ha più ne metta, strategia che si è incrociata, ma è una solo coincidenza, con il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Secondo cui, quello di vaccinarsi, è più che altro un nobile e altruistico “dovere”, morale prima che giuridico.

Eppure qualche sacca di resistenza permane. Nel senso che, purtroppo o per fortuna, qualcuno ancora si permette – proprio sulla base di quell’art. 21 della Costituzione di cui si è detto sopra – di mettere in discussione l’utilità di un vaccino che, per ammissione delle stesse case farmaceutiche che lo commercializzano, non è efficace al 100%. Ciò che, al di là dei vari complottismi e dei vari negazionismi di parte, si rivela più semplicemente confliggente con quel principio generale di diritto internazionale e di diritto dell’Unione europea posto a salvaguardia della salute umana, e cioè il principio di precauzione.

Rispetto a queste sacche di resistenza il dottor Bassetti fa “appello a chi gestisce Facebook perché intervenga a tutela della scienza e delle informazioni della medicina”, preoccupandosi anche di fornire un esempio pratico di come potrebbe concretizzarsi questo intervento di tutela, laddove aggiunge che continuerà a “bloccare e a cancellare ogni commento privo di fondamento medico-scientifico”.

L’appello del dottor Bassetti, ma anche questa è solo una coincidenza, fa scopa con l’onda montante di sanzioni e provvedimenti disciplinari che in questi giorni diverse strutture sanitarie, in Italia come all’estero, hanno adottato nei confronti di medici e sperimentatori colpevoli di dissentire dalle strategie ufficiali anti-Covid o, addirittura, di esprimere “idee no vax”. Come nel caso del medico che ha giustamente definito “folklore” le immagini che celebravano l’arrivo dei vaccini all’Ospedale Spallanzani di Roma, con tanto di scorta dell’esercito, guarda caso proprio il giorno di Natale: neanche si fosse trattato della prova definitiva dell’esistenza di Santa Claus.

Non sarà che alla fine si scopre che il Covid si cura con l’olio di ricino e il manganello?