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Lo stress da rientro (e il Covid di ritorno)

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Dopo aver speso i mesi invernali e buona parte della primavera a fare i conti con il lockdown, l’estate 2020 non poteva che iniziare all’insegna di un sano “liberi tutti!”.

E infatti così è stato, nella convinzione (alimentata dai media) che il virus fosse diventato meno aggressivo e che il caldo rallentasse in qualche modo i contagi.

Le cose, invece, sono andate diversamente e ora che siamo arrivati alla fine della bella stagione – e delle vacanze – ecco che gli stessi media ci propinano bilanci (di contagi) da capogiro e lasciano presagire nuovi “rigori” autunnali, in Italia come all’estero.

Se il caldo estivo non è bastato ad arginare il virus, analogo insuccesso hanno fatto registrare le varie “applicazioni” proposte su scala nazionale e regionale (dall’App Immuni a Sicilia SiCura), tutte basate sulla tracciabilità degli spostamenti dei soggetti a rischio (positivi, asintomatici, portatori sani, parenti, amici, vicini di casa, di ristorante o d’ombrellone di persone infette e contagiate: praticamente chiunque).

È noto che le applicazioni in questione, fondate su un regime di adesione volontaria, hanno avuto scarso successo perché al centro di polemiche e di paure circa il loro possibile utilizzo lesivo della privacy.

Meno noto, forse, è che oggi, nel clima di rinnovato panico da Covid post-vacanziero e di fronte alla prospettiva di un nuovo “tutti a casa”, le paure per la riservatezza si stanno rapidamente sgretolando. Peccato che, con esse, si stia sgretolando anche l’esigenza di assicurare il contemperamento tra esigenze generali (la salute) e diritti individuali (la privacy, appunto), che il regime di adesione volontaria finora garantiva.

Tra l’indifferenza generale, infatti, comincia a delinearsi il futuro della strategia anti-Coronavirus, fondata su un sistema di “tracciabilità globale” che non richiederà alcuna adesione da parte dei cittadini perché farà parte integrante dei dispositivi di telefonia mobile. Pertanto, tutto quello che diremo, che faremo o che penseremo di fare (lavoro, amicizie, relazioni, acquisti, vacanze, viaggi, investimenti, salute, progetti di vita) sarà debitamente monitorato, analizzato e immagazzinato, con buona pace della salvaguardia dei nostri dati sensibili e sensibilissimi, come quelli sanitari.

Un’ultima osservazione. Inutile chiedersi se le energie e le risorse spese per sostenere il mercato delle App anti-Covid potevano trovare più proficuo utilizzo nel campo della ricerca medica. Dietro la tracciabilità globale, infatti, non si celano solo gli interessi (di per sé macroscopici) dei sostenitori delle tecnologie dell’informazione, ma anche le (praticamente illimitate) prospettive di business dischiuse da una nuova società tecnocratica fondata sul controllo a distanza delle persone.

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