Domani, quando schiatterete di caldo cercando un parcheggio all’ombra e maledicendo il cambiamento climatico che credete essere la causa dei vostri guai, pensate ai pochi minuti di vita che restano ad altri 3 platani del Gianicolo condannati a morte da un sindaco che ha fatto abbattere, finora, 30.000 alberi mentre blatera di ciclabili, città dei 15 minuti e tecnologie bio-climatiche.
E, soprattutto, fate che il sacrificio di quei platani non sia davvero inutile.
Fate così: recuperate un po’ delle tradizioni rurali e del folklore magico-religioso dei nostri padri e portate a piedi, in macchina, col furgone, in motorino, con l’autobus (ma non in bicicletta, please) rami e foglie morte sotto il portone di casa del sindaco, nella quantità che riterrete sufficiente a esprimere il vostro, chiamiamolo, malcontento verso l’operato del Primo Cittadino.
Può darsi che, nella misura in cui non dovesse più farcela a uscire di casa, il nostro beniamino se ne renderà conto e comincerà a pensarci su.
