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Le dimensioni contano

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Quando si dice la coincidenza. Uno non fa in tempo a scrivere che – anche e soprattutto in tempi di Covid – all’Unione europea non gliene può fregare di meno delle piccole e medie imprese italiane, ed ecco che arriva la conferma per bocca di un emerito professore universitario, nonché senatore a vita, ex presidente del Consiglio (ma, come Conte, mai eletto in vita sua) e portabandiera degli interessi liberisti, mercatisti, europeisti, globalisti, ecc. ecc.

Al di là dei sofismi, degli incisi, delle subordinate e delle coordinate, infatti, il messaggio contenuto nelle affermazioni di Mario Monti fa scopa con il metodo europeo della concentrazione delle risorse “in base all’eccellenza”. Che, tradotto in parole povere, vuol dire togliere risorse ai piccoli per premiare i grandi. Una specie di metodo Robin Hood alla rovescia. E attualizzato ai nostri tempi.

Ne sanno qualcosa, ad esempio, gli utenti dei piccoli ospedali italiani che negli ultimi anni sono stati smantellati per lasciare posto ad un sistema di mastodonti sanitari “d’eccellenza”, che, giusto giusto dieci mesi fa, si è trovato in ginocchio di fronte a una virus che richiedeva, prima di ogni altra cosa, disinfettanti, mascherine, respiratori e interventi di terapia intensiva: e cioè, in due parole, medicina territoriale.

Ma lo stesso vale al di fuori della sanità. Dall’agro-alimentare al tessile, dalla moda al design, dall’artigianato al turismo: le piccole e medie imprese – che hanno fatto la storia e l’identità dell’economia italiana – annaspano e ora, grazie all’emergenza sanitaria in atto, ma soprattutto grazie alle misure adottate per fronteggiarla, qualcuno intravede finalmente la possibilità di farle sparire una volta per tutte e in un colpo solo. Provate a immaginare quanti marchi globali si staranno fregando le mani all’idea di spartirsi, ad esempio, il business del cibo italiano, con buona pace dei ristoratori che hanno alzato le saracinesche e delle conseguenti, immancabili, strumentalizzate e – alla fine – sterili polemiche politiche.

Grande è meglio, come diceva Linda Lovelace in Gola profonda. Questa, di fatto, è la verità nascosta nelle pieghe delle affermazioni del professor Mario Monti, europeista doc. Del resto, cosa ci si può aspettare dall’Unione europea, il cui ordinamento sanziona lo sfruttamento abusivo della posizione dominante di una impresa, ma non la posizione dominante in sé? E – si badi – solo e nella misura in cui lo sfruttamento abusivo risulti pregiudizievole degli scambi commerciali, e non, che so, degli interessi del consumatore o della tutela della salute o della salvaguardia dell’ambiente (art. 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione).

Perciò, quando sentite parlare di “concentrazione delle risorse” e di “eccellenze da premiare”, cominciate a preoccuparvi, perché qualcun altro sarà sempre più grande e più eccellente di voi.