Non c’era bisogno di attendere il Covid e il Green Deal per capire che l’UE è il portabandiera del capitalismo giudaico-massonico, ultrafinanziario e digitale, che terrorizza e annichilisce le persone allo scopo di soggiogarle.
Sarebbe bastato studiare un po’ di diritto europeo e magari ricordare, che so, l’esistenza del principio del mutuo riconoscimento, con cui l’Europa stupra gli ordinamenti statuali e azzera le identità nazionali dal lontano 1979.
Ma di studiosi in giro non ce ne devono essere molti, se alcuni tra i più noti politici anti-sistema continuano ad auspicare, come soluzione al problema Europa, la creazione di nuovi partiti anti-Europa: continuando così a convincere gli Italiani che, per uscire dall’UE, sia indispensabile tirar fuori dal cilindro nuove e fantasiose entità politiche (di cui quei politici, ma è solo una coincidenza, sarebbero i primi e, forse, gli unici a beneficiare).
Ed è singolare che politici così creativi passino sotto silenzio (che lo ignorino?) l’art. 75 della Costituzione, secondo cui non sono ammessi referendum popolari aventi a oggetto le leggi di ratifica dei trattati internazionali. Ciò che vuol dire non solo e ovviamente che, in questo campo, della volontà popolare non gliene frega niente a nessuno (con buona pace dello ius gentium), ma che qualsiasi nuovo partito politico, alla fine della fiera, non potrebbe fare molto più che invocare ciò che i partiti politici esistenti potrebbero invocare già oggi: e cioè il recesso tout court dell’Italia dall’UE, secondo un principio generale di diritto internazionale che dovrebbe essere invocato dai governi – e non dai partiti – che vogliano realmente tutelare gli interessi degli Italiani.
