Avete ereditato una casa con altri 7 cugini di cui non ricordavate nemmeno l’esistenza e non riuscite a scrollarvela di dosso continuando a pagarci sopra l’IMU?
Avete ancora sul groppone il terreno di nonno buonanima di cui non ve ne frega una cippa – del terreno, si intende – e non riuscite/volete adeguarvi alla classe energetica minima imposta da quella Santa Istituzione che risponde al nome di UE, ovvero avete già pagato una bella multa per non aver tagliato l’erba all’inizio della stagione estiva (voi che fino a ieri non sapevate nemmeno che l’erba crescesse a suo piacimento) incorrendo, per di più, nelle ire del vicino che per ripicca vi ha scaricato sul confine un bella vasca di eternit?
Ecco la soluzione: con una sentenza a sezioni unite adottata proprio nel periodo in cui in genere si pubblicano i bandi dei concorsi pubblici affinché nessuno li legga, e cioè nel pieno dell’estate, la Suprema Corte di Cassazione ha semplificato la rinuncia alla proprietà, che ora cessa di diventare atto recettizio per trasformarsi in atto unilaterale.
In parole povere, ciò vuol dire che, se prima dovevate trovare un soggetto che accettasse la vostra rinuncia, dall’agosto 2025 potete rinunciare alla proprietà senza necessità di trovare il pollastro di cui sopra: è sufficiente una bella scrittura privata autenticata da trascriversi presso l’Agenzia delle entrate. L’effetto della rinuncia è immediato e il bene diventa res derelicta, ossia abbandonata.
E ‘sti gran cazzi, direte voi. In effetti, se proprio volevate liberarvene, a voi che ve ne frega?
Niente, è ovvio. Ma c’è un simpatico dettaglio di cui forse nessuno vi ha parlato: in quanto abbandonato, il bene entra automaticamente nel patrimonio dello Stato che naturalmente può farne ciò che vuole, come ad esempio venderlo a quel simpatico fondo di investimento che in Italia già controlla un portafoglio di oltre 100 miliardi di euro e che risulta essere il primo o secondo investitore in decine e decine di aziende con la quota, apparentemente risibile, del 5%: intendo anche e soprattutto aziende a partecipazione statale, anche aziende in settori sensibili, anche aziende nel settore della difesa. In quest’ultimo settore, addirittura, il Governo ha rinunciato al suo “golder power” e ha autorizzato il fondo in questione a fagocitare quote crescenti delle più importanti aziende italiane di armamenti: ciò che – nel silenzio delle opposizioni – getta una nuova luce sulle altisonanti dichiarazioni che dagli scranni illuminati del Quirinale e di Bruxelles ci piovono costantemente addosso quando si parla di guerra in Ucraina, di genocidio palestinese, di interventi armati in America Latina e, più in generale, del ruolo della finanza giudaico-massonica nel quadro del controllo totalitario dei circuiti accademici, scientifici, tecnologici, industriali, produttivi, economici, comunicativi, culturali e politici del mondo interno.
Gli accordi tra il Governo e il fondo di investimento in questione risalgono a un periodo di intensa frequentazione tra il Presidente del Consiglio dei ministri e il CEO di quel fondo: tra giugno e settembre 2024, infatti, i due si erano incontrati dapprima nella solita masseria di charme in Puglia (regione che peraltro abbonda di case abbandonate) e poi direttamente a Palazzo Chigi.
La sentenza della Suprema Corte di Cassazione è di undici mesi dopo.
Ricordando che l’Italia è il Paese dove circa l’80% del patrimonio immobiliare è in mano a privati, cioè a noi, ciascuno tragga le sue conclusioni.
