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Il primato del diritto (vaccinale) europeo

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La von der Leyen che annuncia – con tono dispiaciuto – l’imminente adozione dell’obbligo vaccinale da parte dell’Unione europea ricorda la Fornero che annuncia piangendo quella riforma delle pensioni che, esattamente dieci anni fa, il 5 dicembre 2011 (ma è solo una coincidenza), avrebbe finito per buttare sul lastrico milioni di italiani (riforma voluta dal governo Monti, e cioè da un governo tecnico: ma anche questa è solo una coincidenza).

L’annuncio della signora Ursula, personalmente, me lo aspettavo già da qualche giorno, e cioè da quando l’Unione aveva invocato la necessità di un intervento europeo che uniformasse normativamente le diverse e contrastanti misure adottate dagli Stati membri per gestire l’affaire Covid: diversità e contrasti che, alla luce dell’annuncio odierno della von der Leyen, assumono tutta un’altra – e più sinistra – tempistica e motivazione.

Ora dobbiamo aspettarci che insigni giuristi, la cui carriera è stata pianificata all’ombra della simpatica bandierina dell’Europa unita, ci ricordino – con sicumera pari a quella degli scienziati televisivi che assicurano la bontà del vaccino – che le norme europee prevalgono su quelle nazionali: e così finalmente il sipario scenderà su quei milioni di italiani che hanno scelto di non vaccinarsi.

O forse no? Che la vicenda non sia destinata a concludersi secondo i desideri dei sostenitori del mercato globale e dei loro camerieri politici?

Che sia la volta buona, invece, che anche gli italiani più ingenui si convincano che l’Unione europea non è quella fonte di sicurezza e di benessere di cui molti cianciano?

Che sia la volta buona che gli italiani ricordino (o che magari imparino per la prima volta) che il cosiddetto primato delle norme europee su quelle nazionali si infrange sugli scogli costituiti dai principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale: tra cui rientra, a Dio piacendo, il rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo.

Che sia la volta che gli italiani capiscano cosa bisogna fare? E che è giunto il momento di farlo?

Se non ora, quando?