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I.G.Y.

L’Anno Geofisico Internazionale (International Geophysical Year-I.G.Y.) si svolse tra il 1957 e il 1958 allo scopo – dichiarato – di coordinare una serie di iniziative scientifiche volte ad approfondire la conoscenza delle proprietà fisiche della Terra e delle sue interazioni con il Sole.

In realtà si trattò del primo tentativo per addomesticare, in piena era atomica, il dibattito sulla funzione sociale della scienza e della tecnologia.

E infatti l’opinione pubblica mondiale, già allora teleguidata dai media, celebrò con entusiasmo la violazione di due tra gli ultimi spazi vergini alla portata della “umanità”: l’Antartide, dove Stati Uniti e Russia installarono tra il gennaio e il dicembre 1957 le loro prime basi polari; e lo spazio extra-atmosferico, con il lancio del satellite russo Sputnik (ottobre 1957) e di quello statunitense Explorer (gennaio 1958). Di lì a breve sarebbero stati violati anche gli abissi marini (già nel 1953 Auguste Piccard era sceso a più di 3000 metri, ma è solo nel 1960 che lo stesso Piccard espugnerà la Fossa delle Marianne) e infine, meta suprema, i confini della biologia vegetale, animale e umana.

Queste “conquiste” furono ovviamente spacciate per mirabolanti applicazioni del progresso tecnologico, di cui tutti noi, in un modo o nell’altro, secondo la visione consolidatasi in quegli anni, avremmo un giorno beneficiato: chi non ricorda (dopo gli Antenati) i Pronipoti di Hanna & Barbera?

Nel 1982 Donald Fagen, il front man degli Steely Dan, pubblicò il suo primo album da solita, The Nightfly. Insieme ad altri successi (da New Frontier a Maxine), l’album contiene il brano I.G.Y., dedicato, appunto, all’Anno Geofisico Internazionale di quasi trent’anni prima. Un passaggio di I.G.Y. è particolarmente significativo:

A just machine to make big decisionsProgrammed by fellows with compassion and visionWe’ll be clean when their work is doneWe’ll be eternally free, yes, and eternally young, ooh

Può essere utile ricordarlo in tempi, come quelli attuali, di emergenza cronica, dove gli stessi poteri tecnocrati e transumanisti che stavano affilando le armi già negli anni Cinquanta hanno gettato la maschera per dare la scalata alle garanzie costituzionali con lo scopo dichiarato di annientare diritti e libertà fondamentali, dove governi inviati dalla Provvidenza fanno sfoggio di paternalismo e dove i media celebrano a ogni piè sospinto l’intelligenza delle macchine.

Del resto, quando uno legge sui giornali che bastava l’aspirina per sconfiggere il Covid e vede che – dopo migliaia di morti intubati e di cadaveri cremati senza autopsia – la gente non fa una piega, perché rassicurata dallo slogan “il vaccino è libertà”, deve per forza concludere che presupposto indispensabile per l’accettazione acritica dell’intelligenza artificiale sia l’estinzione di quella naturale.