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GIRO GIRO TONDO, CASCA IL MONDO

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Del maiale non si butta via niente. Questo vecchio adagio, proprio all’economia contadina di un tempo, è tornato prepotentemente in auge per riassumere la filosofia sottesa a quella che, secondo alcuni, è la vera, grande spinta riformatrice del nuovo millennio. È ovvio il riferimento alla sostenibilità o, se preferite, all’economia circolare, alla rigenerazione, al riciclo, al ri-uso e così via, prolungando all’infinito (nei limiti della fantasia semantica) il trenino degli slogan trainato dall’insaziabile locomotrice del progresso globale.

Che la rigenerazione sia o non sia destinata a diventare una nuova filosofia di vita, certo è che alle grandi corporation dell’occidente industrializzato, quelle stesse che per decenni hanno rapinato e inquinato mezzo mondo e che ora fanno della “green economy” la loro seconda bandiera (dopo quella dell’Unione Europea), a quelle corporation, dicevo, non sembra vero poter aumentare ancora una volta, e ancora di più, il proprio fatturato puntando sui rifiuti (oltreché sul buonismo e sulla credulità dilaganti).

E allora via con la fiera delle vanità mediatiche, che passa attraverso notizie insignificanti, ma sempre funzionali se ben veicolate. E’ questo il caso, ad esempio, dello scoop sull’abbazia trappista che produce birre artigianali riciclando gli scarti di pane della grande distribuzione organizzata. Che dire? L’abbazia sarà anche un modello di virtù, non solo teologali, ma a molti di noi l’aveva insegnato la nonna a riutilizzare gli scarti: e non ci è mai passato per la testa di montare una campagna mediatica per annunciare al mondo che con il pane secco di ieri abbiamo fatto il pangrattato di oggi.

In ogni caso, al di là delle ricette, il piatto forte è sempre lo stesso: siamo scarsi di risorse. E questo, più che uno dei tanti slogan, è semplicemente la sintesi delle analisi condotte dai centri di ricerca, di qualsiasi nazionalità e di qualsiasi colore politico, che studiano quante risorse (e quanto tempo) restano al nostro pianeta. Anche se noi sembriamo restii ad accorgercene: è dai lontani anni ’70 che festeggiamo allegramente, e impunemente, il “Giorno del debito ecologico” (oggi chiamato “World Overshoot Day”), che nel 2019 è caduto il 29 luglio, quasi sei mesi prima di Capodanno. Che poi vuol dire, tanto per essere chiari, che nel corso dell’anno passato abbiamo consumato una volta e mezza le risorse disponibili sulla Terra.

Drammatico, vero? Ma non preoccupatevi più di tanto: da qualche parte, anche in questo momento, c’è qualcuno che sta dedicando tutte le sue energie a voi, ai vostri figli e ai problemi del pianeta, magari immettendo sul mercato buste di plastica riciclabili che voi, con la coscienza finalmente alleggerita, acquisterete al supermercato contenti di pagare qualcosa che prima era gratis. Che poi è un altro modo per far girare l’economia: l’economia circolare, appunto.

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