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Eia, eia, baccalà!

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Coronavirus (che ormai tutti conoscono) e Xylella (il batterio che taluni ritengono responsabile di una malattia degli olivi) costituiscono le due facce della stessa medaglia.

Pur avendo natura diversa (il primo è un virus, il secondo è, appunto, un batterio), hanno in comune tante cose: l’ambiguità dei dati scientifici ad essi relativi, l’assenza di conclusioni certe e definitive sulle reali cause delle correlate epidemie, la sovraesposizione mediatica degli “scienziati” televisivi che sostengono di occuparsene (sempre gli stessi, praticamente onnipresenti, a prescindere dalle castronerie che dicono e dalle topiche che prendono), non ultimo le scelte di politica normativa adottate da governi di diverso colore politico, ma tutte ugualmente indifferenti all’evoluzione del dibattito scientifico e soprattutto apertamente confliggenti con il sentire comune e la volontà popolare.

Una cosa sola li differenzia: con il Coronavirus, ha detto il presidente del consiglio, bisogna convivere; con la Xylella, no (con buona pace degli olivi, e chi se ne frega se vengono abbattuti).

In pratica, Coronavirus e Xylella segnano la fine del rapporto costruttivo tra scienza e società blandamente auspicato fin dagli anni Novanta e declinato diversamente nei diversi settori della ricerca e della sperimentazione (in medicina, ad esempio, si parlò di “alleanza terapeutica” tra medico e paziente). Processo di mediazione culturale ritenuto indispensabile per assicurare il consenso sociale alle applicazioni tecnologiche dei progressi scientifici conseguiti nei settori più innovativi (dalle biotecnologie alle neuroscienze, dalle nanotecnologie alla biologia sintetica alla robotica), l’endiadi scienza-società aprì la strada ad una “governance della scienza” che tenesse in debito conto le istanze della società civile e, soprattutto, il primato dell’essere umano sugli interessi della sola scienza, come sancito da una celebre convenzione internazionale firmata alla fine degli anni Novanta.

Oggi, se si guarda con attenzione al metodo e ai contenuti normativi utilizzati per contrastare, mutatis mutandis, tanto il Coronavirus quanto la Xylella, ci si rende conto che l’espressione “governance della scienza”, tanto moderna, forbita e rassicurante a suo tempo, si è ridotta alla parola “governance”, e basta. Forse un po’ autoritario, come approccio, ma tant’è.

p.s. il titolo di questo post riprende il celebre motto coniato da Benito Jacovitti, autore anche del disegno riprodotto nella foto

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