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Portare pazienza

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Vi ricordate la prodigiosa guarigione di Trump, lo scorso ottobre? Da positivo che era al Covid, dopo appena 4 – dico 4 – giorni di ricovero, Trump guarì completamente, risultando negativo ai successivi tamponi.

C’è da dire che, lo scorso ottobre, Trump era ancora presidente degli Stati Uniti e che, forse per questo, non gli deve essere stato difficile sottoporsi a una cura sperimentale di grande efficacia, consistente nella somministrazione di un mix di anticorpi monoclonali in grado di aggredire con successo il Coronavirus. Va aggiunto tra parentesi che, nell’euforia post-guarigione, Trump promise che tutti gli americani avrebbero ricevuto gratuitamente – dico gratuitamente – la sua stessa cura, con ciò alienandosi definitivamente le simpatie di Big Pharma, che da decenni controlla il sistema sanitario più privatizzato al mondo (e chissà quanto questa promessa abbia inciso sulla sua sconfitta elettorale).

Francamente non so se la promessa di Trump sia stata mantenuta, ma so che la Germania ha acquistato in questi giorni 200.000 dosi del farmaco utilizzato in via sperimentale dall’ex presidente USA, in seguito approvato dalla Food and Drug Administration americana e oggi commercializzato con il nome di REGEN-COV2. Costo dell’operazione: 400 milioni di euro.

Anche in Italia la ricerca scientifica si sta indirizzando in questa direzione. E’ di questi giorni, infatti, la notizia secondo cui, a Pomezia, nel cuore della Silicon Valley pontina, un’azienda farmaceutica sta sperimentando con successo un mix di anticorpi monoclonali in grado di ridurre la mortalità e i ricoveri del 70%.

Confermando, con ciò, che esistono alternative al tanto discusso vaccino. Ma a questo punto la domanda è d’obbligo: perché il vaccino è stato (ed è) sbandierato per settimane come la sola, unica, irrinunciabile e soprattutto innegabile risposta terapeutica al COVID?

Lasciando da parte la convergenza di interessi tra certi media e certa politica, qualcuno potrebbe rispondere alla domanda tirando in ballo il costo dei nuovi farmaci, che sarebbe superiore, soprattutto e logicamente in fase iniziale, a quello del vaccino. Dimenticando però, in questo modo, non solo i rudimenti dell’analisi costi-benefici, ma anche i tanto strombazzati finanziamenti del MES. Per non parlare dei tempi necessari alla ricerca scientifica per raggiungere risultati apprezzabili.

Quella stessa ricerca scientifica che sta dimostrando, solo a darle un po’ di tempo, l’esistenza di soggetti immuni per natura al Covid19.