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Climate chain

Anche il mainstream si è accorto, finalmente, che il caldo che ammazza i romani non è dovuto al cambiamento climatico: sapete, quella puttanata che vi hanno messo in testa per cui io che ho la panda diesel del 2003 devo andare a piedi, altrimenti inquino e il mondo è fottuto, mentre Zuckerberg può permettersi di produrre 14mila tonnellate di CO2 a crociera, col suo yacht che consuma 4.000 litri l’ora, e chi se ne fotte.

Incredibile ma vero, dunque, la colpa non sarebbe del cambiamento climatico, ma del sindaco Gualtieri, che ha “asfaltato” mezza Roma facendo abbattere alberi a destra e a manca: che non sono proprio scelte ambientaliste, diciamo così.

Eppure, fino a poco tempo fa si parlava di “consumo di suolo zero”. E’ chiaro che si trattava di puri e semplici slogan elettorali, in un Paese che ha fatto del cemento e della speculazione sul valore fondiario dei terreni la propria fortuna, a partire dal Piano Marshall fino al più recente “Modello Milano” di concezione piddina, ma, Cristo di Dio, la mattanza di alberi cui assistono impotenti i romani ormai da anni e la trasformazione di piazze una volta ombreggiate in abbaglianti distese di lastroni di travertino di certo non aiutano a tenere fresca una città già calda di suo come Roma.

Per i non romani, un giretto anche virtuale (con Google Earth) a Piazza dei Cinquecento, a Piazza Cavour, a Piazza Augusto Imperatore, a Piazza San Giovanni o intorno al Colosseo servirà a concretizzare lo scempio.

A questo proposito, mi piace riportare, qui di seguito, un campionario di pensieri, riflessioni e aforismi, eventualmente utili anche per ulteriori approfondimenti, che mi è stato fornito in queste settimane da alcuni simpatici autisti di taxi, da me artatamente provocati sul tema:

1) “a dotto’, ma nun ha capito che quello c’ha gli amichi che so’ li proprietari delle cave de travertino?”

2) “ma che je lo devo di’ io che a taja’ gli alberi ce fai li sordi co’ ‘a legna?”;

2) “ma nun se renne conto che gli alberi so’ un problema pe’ er 5G e vanno tajati?”;

3) “avvoca’, ma che nun ce lo sa da solo che se gli arberelli mo’ li faccio secca’, domani li ripianto e c’ho fatto i sordi du’ vorte?”.

Anche se, confesso, la migliore è stata: “e bravo er dottore mio, ma si nun tajava gli arberi, come ce poteva mette quello bioclimatico?”.

Tutte simpatiche storielle, cui semmai dovrebbe dar credito un magistrato più che il sottoscritto (e ci sarebbe da chiedersi, a questo proposito, come mai nessun magistrato abbia alzato un dito finora), e tutte fondate sullo stesso movente: i soldi.

Io, invece, la penso diversamente e ve la metto giù facile facile: ma se non taglio gli alberi, non asfalto le piazze e non faccio salire la temperatura a 65 gradi, come metto in testa alla gente che c’è il cambiamento climatico?

Una catena, appunto, che appendo al collo dei cittadini per controllarli a vita.

Fico, no?