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CAMERIERE, IL CONTO!

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Avete voluto whatsapp, eh? E credevate pure che tutte queste rutilanti meraviglie tecnologiche fossero gratis, vero? Ecco, con la “app-immuni” arriva il conto.

Nei prossimi giorni, in un numero non ancora precisato di regioni partirà la sperimentazione dell’app-immuni, che potrete scaricare volontariamente (almeno per il momento) per sentirvi dire se siete entrati in contatto con un contagiato da Coronavirus.

Quello che potrete fare dopo avere appreso questa inquietante verità l’app non ve lo dice, rimettendolo alla vostra fervida fantasia. Diciamo quindi, in generale, che potreste scegliere tra le seguenti soluzioni (ma se ve ne viene in mente qualcun’altra segnalatecelo): 1) rincorrere l’untore e fargli una faccia così a forza di ceffoni, tanto ormai potete toccarlo perché vi ha già contagiato; 2) correre dal vostro medico di fiducia o al più vicino pronto soccorso; 3) auto-isolarvi in casa; 4) infischiarvene.

La soluzione n. 4, è ovvio, vanifica completamente l’app in questione. La n. 3 rischia di far esplodere un coro di “ancora? che due palle!” che al confronto l’Aida di Verdi sembrerà una ninna-nanna per bambini ipersensibili. La n. 2 finirà per mettere in crisi il sistema sanitario nazionale (effetto non imprevedibile e, forse, indesiderato). La n. 1, che in fondo è la più divertente, presenta però l’inconveniente non secondario di alimentare il contenzioso penale.

Eppure qualcosa dovrete pur fare. Altrimenti che senso avrebbe questa nuova app? Oddio, di app inutili e cretine ce ne sono a bizzeffe, anche se a voi, alfieri del progresso tecnologico e pervicaci sostenitori delle meraviglie di internet, non è mai importato un granché saperlo. Sono anni che scaricare centinaia di app, di qualsiasi genere, solo perché ve lo dice l’amico del cuore: quindi che importanza può avere un’app in più o in meno?

Praticamente nessuna. Certo, ci si potrebbe chiedere perché l’inquietante verità di cui sopra debba essere rivelata direttamente e individualmente ai cittadini e rimessa alla loro personale iniziativa, e non anche a professionisti della sanità; oppure perché l’app non preveda a beneficio dei servizi sanitari, più utilmente, la ricostruzione della catena dei contatti dei soggetti positivi. Come ci sarebbe anche da chiedersi quanto bisognerà attendere prima che questa app diventi obbligatoria (vogliamo scommetterci?) e quali conseguenze avrà sulla nostra privacy e sulla nostra libertà personale.

Che poi è il conto a cui alludevo in apertura. Ma perché, pensavate davvero che la tecnologia fosse inclusiva, trasparente e gratuita? Se, lallero. Sveglia!

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