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Anghingò, il vaccino a chi lo do

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Chissà quale posizione sul vaccino prenderà tra qualche ora il presidente della Repubblica Mattarella nel suo discorso di fine anno, che per forza di cose dovrà fare riferimento al Covid.

Obbligatorio sì, obbligatorio no: il dibattito, sapientemente pilotato dai media, comincia finalmente a interessare anche quelli sulla cui pelle si gioca per intero, e cioè gli italiani, senza che nessuno finora (e chissà se lo farà il presidente Mattarella) si sia degnato di ricordare l’articolo 32 della Costituzione, che afferma stentoreo: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Articolo che poi, tradotto in pratica, vorrebbe dire richiamare al duro e ingrato lavoro di legislatore i membri di un Parlamento che da quasi un anno assiste imperturbabile all’operato di un Presidente del Consiglio che ha stravolto la prassi repubblicana in materia di legislazione d’urgenza (e non solo la prassi: qualcuno ricorda il dettato dell’art. 77 della Costituzione?).

Una specie di serial killer del sistema democratico, potrebbe dire qualcuno, che di fatto ha spianato la strada a chi verrà dopo di lui (evidentemente l’Uomo Forte che tanto piace all’Unione europea) e che avrà buon gioco nell’abbattere le ultime vestigia di quel metodo di governo “of the people, by the people, for the people” di cui parlava Abramo Lincoln.

Certo è che, tornando al vaccino, quando ti vengono a dire che chi non si vaccinerà non solo non potrà beneficiare di prestazioni essenziali o di servizi voluttuari (dalla sanità ai viaggi), ma neppure potrà accedere al (o mantenere il) lavoro, qualsiasi dibattito sull’obbligatorietà perde di significato e di interesse.

Per non parlare, poi, dell’efficacia stessa del vaccino: chissà se Mattarella farà riferimento ai due infermieri – uno in Spagna, l’altro negli USA – che, dopo essersi vaccinati, hanno ugualmente contratto il Covid. Sempre che questa notizia non sia prima oscurata o manipolata ad arte da chi gioca, volta per volta e in funzione degli interessi contingenti, sulla contrapposizione tra il parere degli studiosi e l’opinione di illustri sconosciuti.

E’ questo il caso dell’articolo di stampa comparso in questi giorni che, a proposito dell’obbligo di indossare la mascherina in luoghi aperti, con disarmante leggerezza contrappone al parere di una scienziata scozzese (secondo cui questo obbligo sarebbe inutile o addirittura dannoso) la seguente opinione: “Per altri, invece, un approccio un po’ più generalizzato evita il problema di aprire a mille cavilli interpretativi diversi: mascherina sempre e fine della storia”.

Chissà chi sono gli altri, e chissà quale è la storia.